28 settembre, 2005

La bellezza della bestia



mi prendo l'onere di pubblicare questo post.

Stavo leggendo su Repubblica.it (fonte di tutti la mia conoscenza sociale e/o politica) come stia cambiando la lingua. Ora, non è che questo sia estremamente interessante, ma credo che possa darci almeno uno spunto per riflettere sulla coerenza estetica delle cose. Non è un concetto a cui credo molto preso da parte, ma per quanto riguarda il linguaggio be' è decisamente evidente. Brassens (chi di voi non lo conosce si vede che non mi conosce :)), affermava che non avrebbe mai scritto in una canzone la parola "computer" che tra l'altro in francese è anche nazionalizzata in calcolateur.
Volevo chiedervi, secondo voi il cattivo gusto (mamma mia! di cosa parlo?) è nelle cose o nelle parole? Voglio dire è abbastanza evidente che "internet" o "opensource" (parola entrata nello Zanichelli) non leghino molto con "arabesco di stupore" o "albero del pane" ma è anche evidente che un Ibook non è bello come un albero o un libro dell'800. Neanche come un powerbook ;)
Voglio dire, gli oggetti se li meritano questi nomi? E noi non possiamo far niente per riempirli con un po' di poesia? Mi devo rassegnare a vergognarmi di scrivere "web" in una canzone?

Insomma il mondo è bello perché è vario o bisogna stare un po' più attenti?

17 Comments:

Blogger Jonny said...

Unstable condition,
A symptom of life
In mental and environmental change.
Atmospheric disturbance,
The feverish flux
Of human interface and interchange.

The impulse is pure;
Sometimes our circuits get shorted
By external interference.
Signals get crossed
And the balance distorted
By internal incoherence.

A tired mind become a shape-shifter,
Everybody need a mood lifter,
Everybody need reverse polarity.
Everybody got mixed feelings
About the function and the form.
Everybody got to deviate from the norm.

An ounce of perception,
A pound of obscure.
Process information at half speed.
Pause, rewind, replay,
Warm memory chip,
Random sample, hold the one you need.

Leave out the fiction,
The fact is, this friction
Will only be worn by persistence.
Leave out conditions,
Courageous convictions
Will drag the dream into existence.

A tired mind become a shape-shifter,
Everybody need a soft filter,
Everybody need reverse polarity.
Everybody got mixed feelings
About the function and the form.
Everybody got to elevate from the norm...


Questa canzone ha esattamente i miei anni. E a dire il vero a me piace, non eccessivamente però mi piace (forse molto più per la musica). Io credo banalmente sia solo una questione di tempo. Fintanto che le parole web e computer avranno per noi (cioè per il "noi" collettivo) un senso spiccatamente tecnologico ci sarà poco da fare. Però pensate solo che fanno parte della nostra storia recente (anzi recentissima) e che le abbiamo quasi viste "nascere". Sono convinto che col tempo questi termini si umanizzeranno e saremo in grado di riempirli di un valore affettivo condivisibile che ci permetterà anche di superare la bruttezza dei suoni con i quali ci riferiamo ad esse. Parlo di collettività perché personalmente ad esempio provo nostalgia per il mio vecchio commodor64 e se penso alle ore spese coi miei compagni delle elementari a giocarci, potrei anche dedicargli qualche verso. Ma credo che ad altri non comunicherei nulla, perché la collettività ancora non ha inserito nel suo repertorio di esperienze qualcosa di simile.

28 settembre, 2005 21:30  
Blogger Laura said...

Ammesso pure che gli oggetti se li meritino (perchè certi sono davvero complicati...vabbè Jonny, su dillo pure, sono io che sono incapace e arretrata!!), anche secondo me la parola computer e simili non dovrebbero trovare spazio in una canzone.
Per quanto siano entrate nel linguaggio comune e nel dizionario non avranno mai un effetto evocativo che è quello che in genere mi "prende" nelle canzoni o nelle poesie...sì insomma per me devono avere "un sapore d'antico"...forse è solo una questione di tempo, come dice Jonny, ma sinceramente credo che certi nomi siano indissolubilmente legati al loro significato tecnologico ed è questo che li rende troppo "freddi".
Quella canzone non la conosco, non l'ho mai sentita e nemmeno l'ho tradotta con precisione ma a leggerla così mi fa un po' impressione, che posso farci?Quindi
@Andrea: non rassegnarti a vergognarti di scriverlo...non lo scrivere proprio!

29 settembre, 2005 14:28  
Blogger De Andrea said...

é interessante la questione del "sapore antico". Un critico molto importante, Arnaldo Colasanti, un giorno in privato disse ad un mio amico una cosa su De André.
Disse: "De André è come se vedesse le cose da morto".

@Laura: si, anche perché prima dovrei cominciare a scrivere canzoni!

29 settembre, 2005 16:58  
Blogger Jonny said...

Prendi allora come esempio Vinicio:
"Corazzieri Trapanati!
All'armi in fila! Agli aerostati!
Dirigibili all'idrogeno
nell'aria si involano "

Sono termini che un secolo fa suonavano come fantascienza, adesso hanno un sapore da robivecchi.
A tutto ci si abitua. Se spulci in rete trovi anche l'mp3 di un tizio che ha dedicato una canzone intera al proprio portatile, si chiama "A laptop like you" ed indovinate indovinate? Si tratta di un powerbook :-)

Per chi si vuole divertire ecco il link all'mp3

http://www.jonathancoulton.com/music/Jonathan%20Coulton%20-%20A%20Laptop%20Like%20You.mp3

e quello al testo

http://www.jonathancoulton.com/lyrics/a-laptop-like-you

Io capisco che si tratta di un mac, però per citare il filosofo (Maurizio Mattioli) : "La gente stanno male!!!".

29 settembre, 2005 18:54  
Blogger Francesco said...

se il discorso è fra il rapporto fra arte, parole, oggetti, mi viene in mente quando Sanguineti rimò Milazzo con cazzo,
o la stratificatissima nostalgia linguistica del Landolfi più surreale, che però vivificava ogni singolo termine e lo straniava quasi a riforgiarlo, gli sproloquiatissimi freak sproloquianti di Zappa con parole ne vecchie ne nuove, semplicemente altre,
le invenzioni di Gadda, precipitose e meticce delle varie e molte lingue che parliamo, dialetti, gerghi e tecnicismi (sì, come vedete qui il linguaggio della tecnica ritorna)

avete ragione, sicuramente il fattore tempo (che ,umanizzato, diviene abitudine) è centrale nella nostra possibilità di ritrovarci nelle parole, ma anche negli oggetti direi,

ma se poi si parla di canzoni, di poesia, di arte insomma, beh,
direi che l'arte non deve patteggiare mai la propria riconoscibilità (come arte) e i propri meriti, non aver paletti, essere senza limiti, non perchè attività "sregolata" (in senso vetero romatico) ma perchè è
essa stessa che fa le "regole", che crea i mondi ed i modi di vedere, i linguaggi.
poi sta a noi, se vogliamo, raccogliere la sfida, riconoscerci/la o meno.

29 settembre, 2005 20:13  
Blogger De Andrea said...

Si, il discorso di Jonny sembrava giusto ma c'era qualcosa che mi mancava. Stasera parlando con Franco è venuto fuori...Secondo me il problema è che la lingua sta lentamente andando alla deriva. Ma alla deriva da dove? Dalla nazione, dalla comunità e in ultimo dall'individuo. Insomma è abbastanza normale che una persona sia più affezionata e si riconosca nelle cose che gli sono più vicine. In questo periodo storico, con la volontà di creare un linguaggio globale, che unisca tutti , si sta perdendo l'affezione. I termini "internet" e "opensource" sono così lontani perché non hanno la minima pretesa di essere Italiani. (Al limite sono Europei, ma voi vi sentite europei? Io no.) Voglio dire prima "telephone" è diventato "telefono".
Allora, sto scrivendo in modo molto confuso dopo i miei due wisky di stasera...La questione è che il degrado linguistico, nato già con l'istituzione dell'italiano e la perdita dei vari dialetti, si sta ora portando a dimensioni catastrofiche con il tentativo di formare un linguaggio globale. Io non riesco a sentire mia la parola "opensource" (e quindi a scriverla in una poesia) perché è quanto più distante da me..non è della famiglia Belli, non è del mio quartiere, non è di Roma, non è Italiana, non è Europea, è Globale...e quindi vuole essere di tutto quelle cose messe assieme, ma questa è una pretesa IDIOTA, perché non conta le differenze culturali e sociali che ci sono in questi strati e sottostrati! Basta...il wisky ora fa effetto soporifero...buonanotte!

02 ottobre, 2005 02:43  
Blogger franco said...

touche!

02 ottobre, 2005 02:58  
Blogger De Andrea said...

azz!

02 ottobre, 2005 03:16  
Blogger Jonny said...

L'idea della deriva in qualche modo mi convince, ma non credo possa reggersi da sola. Credo anzi vada combinata con la mia idea originaria. Se ci pensate bene quando qualcosa va alla deriva lo fa sempre da qualcos'altro, ad esempio da una "riva". Se la riva, si trasla in modo "solidale" con l'oggetto, la deriva non esiste o, almeno, non è percepita (quindi,aggiungerei, non esiste). L'Europa unita, al momento è un concetto quasi esclusivamente di carattere economico. Noi siamo tutti poveri in canna, cosa pretendiamo di percepire. Mi sembra altrettanto evidente che oggi comunque ognuno di noi vive in modo più "internazionale" di quanto potesse fare un nostro coetaneo 30 anni fa. Voli low-cost, musica straniera, Tv satellitare, Iternet, Media, Mtv (checosastodicendo). Ma tutto ciò non è sufficiente a rendere il processo di europeizzazione (al quale un po' credo) abbastanza veloce per rendere la deriva della lingua trasparente. Insomma i tempi cambiano e la lingua pure, ma più in fretta (forse perché la tecnologizzazione ha più influenza sul trattamento dell'informazione). Il nostro sentire deriva meno del nostro parlare.

02 ottobre, 2005 12:55  
Blogger De Andrea said...

Si, certo, il problema è ...perdere tutto questo (i dialetti ecc. per l'Europa e infine il Mondo! eheh)...è una faticaccia e a noi nemmeno ci conviene...voglio dire...restiamo solo confusi...prima che una lingua poetica si riaffacci sul mondo ci vorrà un sacco di tempo...

@Dr Lu: Boh...direi che tutto può essere...non saprei dire se il fiorentino sia più o meno bello...forse se non ci fosse stato il romano non ci sarebbe la carbonara..e mangeremmo soltanto cappelletti e ravioli (per carità...da paura..ma la carbonara!)

02 ottobre, 2005 13:47  
Blogger Jonny said...

Esatto. Perdere "tutto questo" è un problema oltre che un peccato. La mia fantasia non arriva ad immaginare possibili soluzioni. Credo il motivo sia che la poesia "rende poco" dal punto di vista economico. E i criteri di scelta dei nostri governi sono puramente economici. Stanno disboscando la nostra identità culturale. Formiano un partito della poesia? (In alternativa a me va bene anche quello dell'amore).

02 ottobre, 2005 13:53  
Blogger De Andrea said...

stavo scrivendo qualcosa, poi mi sono fermato..

sì, sì è un casino.

Non credo però che il problema sia dei governi...purtroppo secondo me, ora come ora, la questione è irrimediabile: se si vuole fare l'europa..si decida una lingua o non sarà mai unita. Noi continueremo a fare canzoni nel dialetto italiano...e non scriveremo mai Internet, Web, Opensource...ecc.

02 ottobre, 2005 13:59  
Blogger Jonny said...

E aggiungo che finché questo per noi non sarà un porblema allora non sarà una grande perdita. Quando sarà un problema probabilmente saremo anche in grado di farlo.

02 ottobre, 2005 14:49  
Blogger De Andrea said...

E vi odio voi romani, io vi odio tutti quanti,
brutta banda di ruffiani e di intriganti,
cammuffati bene o male, da intellettuali e santi,
io vi odio a voi romani tutti quanti.

Siete falsi come Giuda, e dirvi Giuda e' un complimento,
e vivete ancora adesso avanti Cristo,
e trattate gli altri come i vostri nonni coi cristiani,
io vi odio a tutti quanti voi romani.

"Mamma lupa - poveretta - si e' svenata con i denti"
il giornale ha riportato con stupore:
"non poteva sopportare che il suo popolo invasore
diventasse una colonia di invadenti".

E vi odio a voi romani, io vi odio tutti quanti,
distruttori di finanze e nati stanchi,
siete un peso alla nazione, siete proprio brutta gente,
io ti odio grande Roma decadente.

Sui tombini delle fogne, come tanti scudi antichi,
ci scrivete ancora SPQR,
ma guardatevi, a dottori, siete molli come fichi
e poi andiamo, non e' piu' tempo di guerre.

E vi odio a voi romani, io vi odio tutti quanti,
brutta banda di ruffiani e di intriganti,
cammuffati bene o male, siete sempre farabutti,
io vi odio a voi romani, vi odio tutti

02 ottobre, 2005 19:51  
Blogger Jonny said...

Premetto che secondo me non è pigrizia. Le citazioni non si fanno per pigrizia. Ma questa è un altra storia (come direbbe Pupo). La canzone è "A voi romani" di Alberto Fortis. Un must della scena cantautoriale romana degli anni settanta. Un po' come Rino Gaetano ma meno famoso. Tempo fa rimproverai della stessa cosa Franco. Poi sono caduto in tentazione più volte anche io, perchè in certi momenti prorpio non ti va di metterti a fare bibliografia, è come se cambiasse il gusto di tutto. Ad ogni modo che tu sia credente o no San Google ti protegge. Si prega in questo modo: selezioni una buona porzione di testo (sufficiente per non essere ambigua), ad esempio "E vi odio voi romani, io vi odio tutti quanti,
brutta banda di ruffiani e di intriganti," lo copi, digiti www.google.it sul tuo browser e lo incolli nel campo di ricerca. Già nel primo risultato puoi trovare "A.Fortis". Pace e bene.

02 ottobre, 2005 22:48  
Blogger Jonny said...

No non si cogliona nessuno, era solo un suggerimento che spesso di usa dare a chi naviga la rete. Insomma la risposta non è prorpio dentro di te, ma puoi arrivarci. Spero davvero tu non sia così permaloso. :-)

02 ottobre, 2005 23:23  
Blogger franco said...

c'avrò messo dieci minuti per ritrovare questa frasetta del cazzo... l'avevo scritta in risposta a jonny, che mi invitava ad indicare l'autore di una citazione (o a spacciare i versi per miei!!)

"ero indeciso anche io se indicarlo o no, ma credo che a volte sia meglio fidarsi delle parole, piuttosto che affidarsi alle persone."

faccio economia, riciclo le risposte...

03 ottobre, 2005 02:14  

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